Fondazione Arte della Seta Lisio  -  Firenze - Italia
 
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 NOVITA' di GENNAIO 2008

“I Quaderni della Fondazione LISIO”
LISIO e i Costumi Storici.
L’Arte della Tessitura al servizio delle ricostruzioni di abiti storici
a cura di Paola Marabelli
(cm.24x22, 96 pp., ill.col., copertina cartonata, € 23,00)

LISIO e i Costumi Storici.
L’Arte della Tessitura al servizio delle ricostruzioni
di abiti storici

In Cento anni della sua storia, la Manifattura Arte della Seta LISIO ha creato molti tessuti utilizzati per la confezione di costumi storici.
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta la commissione più consistente presa dalla LISIO nel settore delle ricostruzioni di abiti, è stata quella per il Corteo Storico di Orvieto. Per esso infatti furono tessuti tredici tipi di stoffe tra velluti, broccati e lampassi. Con essi vennero confezionati quattordici costumi che vengono ancora oggi indossati per il Corteo che sfila lungo le strade cittadine in occasione della festa del Corpus Domini e che conta 400 figuranti.
Anche se nato in tempi vicini a noi, i primi anni Cinquanta del Novecento, questo Corteo appare assai radicato nella vita della città. Con esso si vuole interpretare il passato, come in una rappresentazione scenica dove coesistono fondamenti storici (riferimenti a fatti, persone, situazioni storicamente accertate) con le divagazioni e le invenzioni ispirate al passato, ma che si distaccano da esso in una combinazione di tradizione e fantasia, di memoria iconografica e di lettura contemporanea.
Ogni costume del Corteo è il risultato di uno studio approfondito sia per quanto riguarda il personaggio che deve vestire, il suo ruolo all’interno del corteo e ciò che deve rappresentare, sia per il disegno della foggia e i dettagli della confezione, la ricerca delle sue componenti e degli artigiani che le possono realizzare.
Per la preparazione dei costumi, hanno partecipato molti artigiani che con la grande perizia della loro arte mettono in mostra manufatti eccelsi: lavori in ferro battuto e cesellato, smalti, cuoi, ricami, tessuti, oltre all’accurata opera di cucitura e confezione.
In mezzo a questa variegata schiera di depositari di antichissime arti, la Manifattura LISIO ha fornito i velluti “Veneziano”, “Leoni” e “Kopto”, i broccati “Agnolo”, “Bisanzio”, “Mercurio” e “Dogaressa”, i lampassi “Aquile Bizantine”, “Imperatore”, “Castello e Leone”, “Bizantino” e “Lorenzetti” e infine il taffets lanciato “Fondo Veronese”.
La scelta di questi tessuti è stata fatta dalla signora Lea Pacini, anima e promotrice del Corteo, e dai suoi collaboratori, in fasi successive, considerando prima di tutto la bellezza e la preziosità di stoffe che dovevano rivestire personaggi molto importanti all’interno della parata-rappresentazione, poi sono stati vagliati i disegni che dovevano riportare a un’epoca storica, genericamente antica e che dovevano essere emblematici dello status del personaggio.
Le fonti di ispirazione di questi tessuti sono stati, sia reperti di tessuti conservati in musei, chiese o nella collezione dello stesso Lisio che modelli iconografici forniti, per due stoffe, da due dipinti e, in un caso, da un’opera musiva. Sette tessuti –“Kopto”, “Bisanzio”, “Imperatore”, “Leoni”, “Aquile Bizantine”, “Bizantino [grande]” e “Veneziano”- hanno in comune lo stesso impianto compositivo “a rotae” o a cornici circolari che riporta immediatamente all’iconografia antica e medioevale.
Il “Kopto”, del quale non abbiamo ancora trovato il riferimento puntuale, è una traduzione molto libera nella tecnica di realizzazione –dalla semplice tecnica ad arazzo in lino e lana, al velluto in seta-, come pure il “Veneziano” che curiosamente appare un’interpretazione “di ritorno” in quanto si ispira ad un’opera musiva, quando invece anticamente erano i tessuti, più facilmente trasportabili, ad essere fonti di ispirazione per altre arti, tra le quali in modo particolare appunto quella musiva.
Con il broccato “Agnolo” e il “Mercurio” siamo di fronte a due modelli pittorici –le opere di due famosi pittori italiani, Agnolo Gaddi e Sandro Botticelli- che hanno ispirato Giuseppe Lisio per la creazione di questi due tessuti che, fino ai nostri giorni, hanno riscontrato un notevole successo.
Un solo tessuto, il “Dogaressa”, rimane fuori da questa schiera del repertorio antico essendo stato ripreso da un frammento settecentesco, anche se il disegno scelto ha una struttura disegnativa molto semplice e ancora legato per alcuni aspetti ai modi tardo cinquecenteschi e di primo Seicento.
L’altro nucleo di costumi confezionati con tessuti LISIO proviene da una Collezione Privata di Castiglione delle Stiviere: la Collezione di Costumi Storici di Mara Bertoli, nata dal profondo interesse per la storia della moda e del costume della sua proprietaria.
Verso l'inizio degli anni Ottanta, la Bertoli cominciò ad occuparsi di ricostruzioni di abiti d’epoca frequentando a Venezia i rinati Carnevali, durante i quali i Veneziani scesero nelle calli indossando sfarzosi costumi. Fu proprio il desiderio di personalizzare le sue creazioni, a spingerla a frequentare i primi mercatini d'antiquariato alla ricerca di stoffe e merletti antichi, bottoni, fibbie, gioielli d'epoca. Il materiale antico allora abbondava, fatto che le permise di mettere insieme una discreta quantità di cimeli.
Ciò che colpisce della figura di questa originale collezionista e della sua opera, è proprio l’attenzione per il particolare e la ricerca paziente nel ricostruire le fogge, studiate in ogni dettaglio. Animata da un autentico interesse per la storia dell’abbigliamento e del tessuto, Mara Bertoli ha compiuto ogni volta, con l'aiuto di un’abile sarta locale, un’operazione culturale di ricostruzione filologica di abiti antichi.
Le fonti iconografiche sono state inizialmente quelle della grande pittura veneta del Quattrocento e Cinquecento, contemplando in seguito anche i secoli successivi e allargando l’area geografica di riferimento a tutta l’Italia Settentrionale.
Le fonti scritte, come l’opera del Vecellio o quella di Giacomo Franco, o i successivi libri di modelli e di disegni per ricami e merletti, corredate da tavole esplicative, oppure quella ricca documentazione data dagli elenchi dotali e notarili e dalla legislazione suntuaria, sono state fonti importanti di informazioni per la ricostruzione filologica dei costumi.
Con questa metodologia di lavoro sono stati confezionati negli anni Novanta: il costume con il velluto cesellato in seta blu “Pasquini” che ricostruisce una foggia di moda in Italia Settentrionale nell’ultimo decennio del ‘400 e quello cucito con il velluto cesellato in seta rossa “Palio” che riprende una foggia veneziana in voga intorno al 1570.
Per i costumi invece che rappresentano periodi che vanno dal Settecento in poi, fondamentale è la comparazione con le fogge rilevate su abiti originali facenti parte della seconda Collezione, quella degli abiti d’epoca che la Bertoli sviluppa parallelamente a quella delle riproduzioni. Grazie a questa seconda Collezione, Mara Bertoli ha modo di studiare i dettagli di un abito, di approfondire le caratteristiche delle tecniche sartoriali e quindi di procedere all’esecuzione di una nuova creazione nel rispetto dei modelli. In questo modo è stato creato il costume con il lampasso lanciato “Venerdì” che ricostruisce una foggia del 1910.

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